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Kenya, Tanzania, India, Brasile, e molti altri paesi. Milioni di persone soffrono la fame perché le aziende continuano a prendersi la terra su cui coltivano per destinarla alla produzione di biocarburanti.
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Gentile Ministro,
le scriviamo dopo il vertice di Rio, che avrebbe dovuto rilanciare lo sviluppo sostenibile. Come Lei ben sa, uno sviluppo è sostenibile solo quando è realizzato rispettando i diritti di tutti le persone, in ogni angolo del pianeta. È per questo motivo che noi le scriviamo, perché riteniamo che le attuali politiche italiane ed europee a sostegno dei biocarburanti non siano compatibili con uno sviluppo veramente sostenibile e siano dunque in contrasto ai principi che hanno animato il vertice in cui lei ha appena rappresentato il nostro paese. Come già ActionAid ha avuto modo di farle presente, anche grazie a una lettera aperta del suo segretario generale De Ponte pubblicata su Repubblica.it, i biocarburanti non sono una soluzione, sono un problema. Contribuiscono a far impennare i prezzi alimentari il che aumenta il numero di persone che soffre la fame. Inoltre, sempre più la loro produzione determina quel fenomeno conosciuto come landgrabbing, ovvero accaparramento di terre a danno di contadini poveri che così si ritrovano senza più fonte di sostentamento. Per questo le chiediamo di adoperarsi affinché le politiche italiane ed europee sui biocarburanti siano cambiate. Le chiediamo cioè di fare tutto quanto in suo potere affinché il governo italiano cambi la propria posizione sui biocarburanti: annunciando che il governo italiano elimina qualsiasi forma di sostegno, diretto e indiretto, al consumo di biocarburanti e bioliquidi di prima generazione; rendendo noto che il governo italiano adotterà alternative più efficaci di risparmio di emissioni nel settore dei trasporti attraverso politiche adeguate che permettano la riduzione della domanda di carburanti; assicurando che il nostro Paese s'impegnerà affinché la Commissione europea realizzi una revisione complessiva degli impatti derivanti dall'adozione del mandato obbligatorio di consumo del 10% previsto dalla direttiva con l'obiettivo di eliminarlo in quanto non sostenibile. Speravamo che queste prese di posizione lei le assumesse già nel corso del vertice di Rio. Così non è stato ma in ogni caso lei ha ancora il tempo e la possibilità di cambiare le cose. Aggiungo dunque la mia voce a quella di 13.217 italiani che, in poco più di due mesi, hanno aderito alla petizione di ActionAid con cui chiede al governo italiano di dire 'no'ai biocarburanti. Ma soprattutto la aggiungo a quella di Fatuma e Athumani, agricoltrice e agricoltore della Tanzania, e Sarmibai, contadina indiana. La loro terra gli è stata portata via, il prezzo del cibo con cui sfamano se stessi e la propria famiglia è aumentato. Queste persone chiedono di fermare i biocarburanti, perché producono solo fame, che patiscono sulla propria pelle. In attesa di una sua gentile risposta Le auguro buon lavoro. |
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